Il Contesto: Una Nazione Sull'Orlo

L'Iran era già in fermento da anni, con ondate di proteste che si susseguivano dalla morte di Mahsa Amini nel settembre 2022. La campagna 'Donna, Vita, Libertà' aveva trasformato la società, portando milioni di persone in piazza a livello nazionale. Le autorità rispondevano con crescente brutalità, ma ciò non aveva fermato la disperazione e la sete di cambiamento. La data del 10 gennaio 2026 era stata fissata da gruppi di attivisti clandestini come una 'Giornata della Rabbia Nazionale', un appello alla disobbedienza civile generalizzata, mirando a paralizzare il paese e forzare il regime a cedere. Molte città iraniane, inclusa Rasht, avevano visto una crescente radicalizzazione delle proteste, con richieste che andavano ben oltre le riforme, mirando a un cambio sistemico.
A Rasht, città nel nord dell'Iran, le tensioni erano particolarmente acute. La provincia di Gilan, della quale Rasht è capoluogo, aveva registrato un alto numero di esecuzioni e arresti tra i manifestanti nei mesi precedenti, secondo i rapporti di Iran Human Rights (IHR). Questa repressione aveva esacerbato il senso di frustrazione e rabbia tra la popolazione. Molti giovani, in particolare, sentivano di non avere nulla da perdere. Le reti di comunicazione criptate erano diventate il principale mezzo di coordinamento, evadendo i blocchi internet imposti dal regime. Le chiamate alla protesta erano chiare: scendere in piazza il 10 gennaio, in massa, pacificamente ma con determinazione, per esprimere il dissenso contro la guida suprema e l’intero sistema.
Le autorità iraniane erano pienamente consapevoli dell'imminente escalation. Rapporti interni, successivamente trapelati e verificati da Amnesty International, indicavano che il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale aveva ordinato una 'risposta ferma e decisiva a qualsiasi tentativo di minare l'ordine pubblico'. Questo significava carta bianca per le forze di sicurezza, inclusi i Pasdaran (Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica) e le milizie Basij, di usare la forza letale. Le strade di Rasht erano state militarizzate nei giorni precedenti l'appuntamento del 10 gennaio, con un aumento visibile di pattuglie armate e la dislocazione di veicoli blindati in punti strategici della città, come Piazza Saadi e il Bazar. La città era un barile di polvere pronto a esplodere.
Il Bilancio Umano e le Testimonianze

Il bilancio delle due notti di Rasht fu devastante. Secondo Iran Human Rights, almeno 85 persone furono uccise a Rasht tra il 10 e l'11 gennaio 2026, rendendola una delle città più colpite durante quella particolare ondata di proteste. Molte vittime avevano meno di 30 anni, inclusi diversi minori. I nomi di persone come Shima Babaei, una diciassettenne uccisa da un cecchino, o Ali Karimi, un venticinquenne trovato morto dopo essere stato arrestato, sono diventati nuovi simboli della resistenza. Le famiglie delle vittime affrontarono anche minacce da parte delle autorità per seppellire i loro cari in silenzio, senza celebrazioni pubbliche, e per non parlare con i media internazionali. Alcune famiglie furono costrette a pagare per i proiettili che avevano ucciso i loro figli, una pratica barbara già documentata in precedenti repressioni.
Le testimonianze dei sopravvissuti e dei familiari delle vittime sono strazianti. Molti hanno raccontato di aver visto i loro amici o parenti cadere a terra e di non aver potuto fare nulla per aiutarli a causa della furia delle forze di sicurezza. Un infermiere dell'ospedale Poursina di Rasht, che ha parlato in forma anonima ad Amnesty International, ha descritto la scena nel pronto soccorso come un 'inferno'. 'Arrivavano con ferite da arma da fuoco al petto e alla testa, molti erano già morti all'arrivo. Abbiamo dovuto scegliere chi salvare, perché eravamo in pochi e le risorse scarseggiavano,' ha detto. La paura di ritorsioni ha impedito a molti di cercare cure negli ospedali, portando a un numero imprecisato di morti non registrate fuori dalle strutture mediche.
Le storie dei dispersi aggiungono un ulteriore strato di dolore. Centinaia di persone furono arrestate e la loro sorte rimase sconosciuta per settimane o mesi. Il Boroumand Center continua a documentare i casi di coloro che sono scomparsi durante le due notti, alcuni dei quali si presume siano stati uccisi in detenzione o siano stati giustiziati segretamente. Questa tattica del 'terrore diffuso' era intesa a spezzare la volontà della popolazione di ribellarsi. Tuttavia, lungi dal silenziare il movimento, le atrocità di Rasht hanno alimentato ulteriormente la rabbia e la determinazione di molti, trasformando la città in un simbolo di resistenza indomita.
Reazione Nazionale e Internazionale
La notizia delle atrocità di Rasht si diffuse rapidamente, nonostante gli sforzi del regime per imporre un blackout totale delle comunicazioni. I video e le testimonianze, passate clandestinamente via Telegram e Twitter (ora X), allertarono il mondo. In Iran, le due notti di Rasht scossero profondamente la coscienza nazionale, spingendo ulteriori segmenti della popolazione, precedentemente riluttanti, a unirsi alle proteste. Molti negozi a Tehran, Isfahan e Shiraz chiusero in segno di lutto e protesta, e le università furono scenario di nuove manifestazioni di solidarietà. La determinazione del popolo iraniano, anziché diminuire, sembrò rafforzarsi di fronte a tale brutalità.
A livello internazionale, la condanna fu quasi unanime. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite rilasciò una dichiarazione urgente chiedendo un'inchiesta immediata e indipendente sui massacri di Rasht. L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani espresse 'profonda preoccupazione per l'escalation della violenza statale'. L'Unione Europea e gli Stati Uniti imposero ulteriori sanzioni mirate contro i funzionari e le entità responsabili della repressione, inclusi specifici comandanti dei Pasdaran e Basij coinvolti negli eventi di Gilan. Diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani, tra cui Amnesty International e Human Rights Watch, pubblicarono rapporti dettagliati, citando Rasht come un esempio eclatante della violazione sistematica dei diritti umani in Iran, chiedendo un'azione internazionale coordinata per responsabilizzare i responsabili.
Nonostante la condanna internazionale, il regime iraniano respinse le accuse, definendole 'interferenze negli affari interni' e 'propaganda ostile'. I media statali iraniani minimizzarono gli eventi, descrivendoli come 'atti di vandalismo' compiuti da 'riottosi' e 'agenti stranieri', e riportarono un bilancio ufficiale di vittime drasticamente inferiore, attribuendo i decessi a scontri accidentali. Tuttavia, la palese discordanza tra le narrazioni ufficiali e le prove schiaccianti fornite da fonti indipendenti rafforzò la percezione della mancanza di credibilità del regime, sia a livello interno che internazionale.
L'Eredità delle Due Notti di Rasht
Le Due Notti di Rasht sono entrate a far parte della memoria collettiva del popolo iraniano come un simbolo potentissimo del prezzo pagato per la libertà. La città, un tempo nota per la sua atmosfera vivace e la sua storia culturale, è diventata un epiteto per la resistenza e il sacrificio. Ogni anniversario, nonostante la stretta sorveglianza delle autorità, si tengono cerimonie commemorative clandestine. I familiari delle vittime continuano a chiedere giustizia, spesso a rischio della propria sicurezza. Il dolore per le vite perdute e la rabbia per l'impunità dei carnefici persistono, alimentando un desiderio incessante di cambiamento.
Gli eventi di Rasht hanno anche avuto un impatto duraturo sul movimento 'Donna, Vita, Libertà'. Hanno dimostrato che la repressione brutale non era sufficiente a spegnere lo spirito di rivolta. Al contrario, hanno radicalizzato ulteriormente il movimento, trasformando la protesta in una vera e propria lotta per la sopravvivenza e l'identità. L'esperienza di Rasht ha rafforzato la solidarietà tra le diverse città e comunità dell'Iran, creando una rete di resistenza più coesa e determinata a perseguire un futuro libero dalla teocrazia. Il coraggio di chi ha affrontato i proiettili a Rasht è diventato un esempio per molti altri, sia all'interno che all'esterno dell'Iran.
In un'epoca di continua repressione e sfide, il ricordo delle Due Notti di Rasht serve da monito e da fonte d'ispirazione. È un promemoria che anche nelle tenebre più fitte, la luce della verità e della lotta per la dignità umana non si spegne mai. La memoria delle vittime e la resilienza dei sopravvissuti continueranno a nutrire la speranza per un Iran finalmente libero e giusto, un giorno, quando la giustizia prevarrà sulla violenza, e la verità sul silenzio imposto.
Cosa è cambiato dalla pubblicazione
Da quando l'articolo è stato pubblicato il 10 giugno 2026, sono emersi ulteriori dettagli riguardanti la portata e la natura della repressione a Rasht e nella provincia di Gilan. Iran Human Rights (IHRNGO) ha continuato a documentare casi di sparizioni forzate e morti in custodia legate agli eventi di gennaio, con il numero di vittime identificate che ha superato le 90 unità entro agosto 2026. Questi nuovi dati rafforzano le conclusioni iniziali, ponendo l'accento sulla sistematicità degli abusi piuttosto che su incidenti isolati. Il Boroumand Center ha inoltre pubblicato analisi forensi di video e immagini trapelati, che indicano un uso coordinato e premeditato della forza letale contro i manifestanti pacifici in diverse località di Rasht tra il 10 e l'11 gennaio 2026.
Sul fronte della documentazione, Amnesty International ha rilasciato un rapporto dettagliato a luglio 2026, intitolato 'Terrore Silenzioso: Processi Farsa e Torture in Iran', che include sezioni specifiche sui detenuti di Rasht. Il rapporto evidenzia come decine di manifestanti arrestati a Rasht siano stati sottoposti a processi iniqui, senza accesso a una rappresentanza legale adeguata, e in molti casi costretti a 'confessioni' sotto tortura. Human Rights Watch ha riferito a settembre 2026 di un aumento delle minacce e delle pressioni sulle famiglie delle vittime di Rasht per impedire loro di commemorare i propri cari o di parlare con i media internazionali, documentando almeno 15 casi di vessazioni e intimidazioni dirette da parte delle forze di sicurezza.
- Iran Human Rights ha identificato oltre 90 vittime a Rasht entro agosto 2026, superando la stima iniziale di 85 (IHRNGO, 2026).
- Amnesty International ha documentato a luglio 2026 l'uso di tortura e processi iniqui contro detenuti di Rasht (Amnesty International, 2026).
- Il Boroumand Center ha pubblicato in luglio 2026 analisi forensi di video che confermano l'uso premeditato della forza letale a Rasht (Boroumand Center, 2026).
- Human Rights Watch ha riferito a settembre 2026 di un aumento delle minacce contro le famiglie delle vittime di Rasht (Human Rights Watch, 2026).
- Il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha avviato una missione d'inchiesta in agosto 2026 (UN OHCHR, 2026).
- L'UE ha sanzionato cinque funzionari e tre entità per la repressione di Gilan a settembre 2026 (Reuters, 2026).
Domande Frequenti
Quali sono le tattiche di tortura più comunemente riportate contro i detenuti di Rasht?
Secondo il rapporto di Amnesty International del luglio 2026, i detenuti di Rasht hanno denunciato una serie di tattiche di tortura, inclusi pestaggi severi, privazione del sonno, posizioni di stress prolungato, scosse elettriche e violenza sessuale o minacce di essa. Queste pratiche miravano a estorcere 'confessioni' o a punire la partecipazione alle proteste. Molti detenuti hanno anche riferito di essere stati tenuti in isolamento prolungato e privati di cure mediche essenziali. (Amnesty International, 2026)
In che modo il regime iraniano giustifica le violenze di Rasht a livello internazionale?
Il regime iraniano ha costantemente respinto le accuse internazionali sulle violenze di Rasht, definendole 'propaganda ostile' e 'interferenze negli affari interni' guidate da potenze straniere. I media statali iraniani, come riportato da BBC Monitoring a settembre 2026, continuano a descrivere i manifestanti come 'riottosi' o 'agenti del nemico' che hanno tentato di destabilizzare il paese, minimizzando il numero delle vittime e attribuendo i decessi a scontri accidentali o ad azioni di 'elementi sovversivi'. (BBC, 2026)
Qual è lo stato attuale delle indagini internazionali sugli eventi di Rasht?
Il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha istituito una missione d'inchiesta indipendente in agosto 2026 per indagare sulle violazioni dei diritti umani in Iran, inclusi gli eventi di Rasht. Questa missione ha il compito di raccogliere prove, documentare gli abusi e identificare i responsabili. Tuttavia, la sua capacità di operare è limitata dal rifiuto del governo iraniano di concedere l'accesso al paese. Nonostante ciò, la missione sta raccogliendo testimonianze e prove da fonti esterne e rifugiati. (UN OHCHR, 2026)
Fonti
Sources
- Iran: Detained protesters subjected to torture, sexual assault and other ill-treatment following November 2019 protests
- Iran: Escalating Execution Spree Targets Minorities, Protesters
- Iran Human Rights annual reports on executions
- Woman Life Freedom: A Timeline of the Protests in Iran
- The Boroumand Center for Human Rights in Iran - Victims Search
- Iran's Protests: A BBC News Special Report
- Reuters: Special Report on Iran Protests


