Iran Holocaust

Diario · IT · · 9 min read

Le Due Notti di Rasht: Un Massacro Indimenticabile (Gennaio 2026)

Nel gennaio 2026, la città di Rasht è stata teatro di una brutale repressione. Questa ricostruzione, basata su testimonianze e rapporti, illumina gli eventi che hanno spezzato lo spirito della comunità, rivelando la sanguinosa risposta del regime alle proteste per la libertà e i diritti umani. Le due notti di violenza hanno lasciato un segno indelebile.

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Il Contesto: Una Nazione Sull'Orlo

L'Iran era già in fermento da anni, con ondate di proteste che si susseguivano dalla morte di Mahsa Amini nel settembre 2022. La campagna 'Donna, Vita, Libertà' aveva trasformato la società, portando milioni di persone in piazza a livello nazionale. Le autorità rispondevano con crescente brutalità, ma ciò non aveva fermato la disperazione e la sete di cambiamento. La data del 10 gennaio 2026 era stata fissata da gruppi di attivisti clandestini come una 'Giornata della Rabbia Nazionale', un appello alla disobbedienza civile generalizzata, mirando a paralizzare il paese e forzare il regime a cedere. Molte città iraniane, inclusa Rasht, avevano visto una crescente radicalizzazione delle proteste, con richieste che andavano ben oltre le riforme, mirando a un cambio sistemico.

A Rasht, città nel nord dell'Iran, le tensioni erano particolarmente acute. La provincia di Gilan, della quale Rasht è capoluogo, aveva registrato un alto numero di esecuzioni e arresti tra i manifestanti nei mesi precedenti, secondo i rapporti di Iran Human Rights (IHR). Questa repressione aveva esacerbato il senso di frustrazione e rabbia tra la popolazione. Molti giovani, in particolare, sentivano di non avere nulla da perdere. Le reti di comunicazione criptate erano diventate il principale mezzo di coordinamento, evadendo i blocchi internet imposti dal regime. Le chiamate alla protesta erano chiare: scendere in piazza il 10 gennaio, in massa, pacificamente ma con determinazione, per esprimere il dissenso contro la guida suprema e l’intero sistema.

Le autorità iraniane erano pienamente consapevoli dell'imminente escalation. Rapporti interni, successivamente trapelati e verificati da Amnesty International, indicavano che il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale aveva ordinato una 'risposta ferma e decisiva a qualsiasi tentativo di minare l'ordine pubblico'. Questo significava carta bianca per le forze di sicurezza, inclusi i Pasdaran (Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica) e le milizie Basij, di usare la forza letale. Le strade di Rasht erano state militarizzate nei giorni precedenti l'appuntamento del 10 gennaio, con un aumento visibile di pattuglie armate e la dislocazione di veicoli blindati in punti strategici della città, come Piazza Saadi e il Bazar. La città era un barile di polvere pronto a esplodere.

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Photo: Pirehelokan · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons

La Prima Notte: Terrore Scatenato (10 Gennaio 2026)

Il 10 gennaio 2026, la 'Giornata della Rabbia Nazionale' iniziò con masse di persone che scendevano pacificamente nelle strade di Rasht, come in molte altre città. A Rasht, le proteste si concentrarono principalmente intorno a Piazza Shahrdari e lungo la Boulevard Enqelab. Le prime ore furono relativamente calme, con i manifestanti che intonavano slogan come 'Morte al Dittatore' e 'Donna, Vita, Libertà', e molte donne si toglievano coraggiosamente l'hijab in pubblico. Le stime iniziali variavano, ma diverse fonti indipendenti, come IranWire, parlarono di decine di migliaia di persone a Rasht entro le 16:00 ora locale. La folla, determinata, rifiutava di disperdersi nonostante gli avvisi delle forze di sicurezza.

Verso le 18:00, la situazione precipitò. Testimonianze oculari, raccolte da Human Rights Watch, descrivono come le forze speciali anti-sommossa, supportate dai Basij in motocicletta, caricarono la folla indiscriminatamente. Inizialmente usarono gas lacrimogeni e proiettili di gomma, ma la violenza aumentò rapidamente. Molte persone furono colpite da proiettili veri. Un video amatoriale, poi analizzato da Bellingcat, mostrava agenti in borghese sparare direttamente sulla folla da tetti di edifici. 'Sembrava una zona di guerra,' ha raccontato un residente all'emittente BBC Persian, 'non c'era distinzione tra uomini, donne o bambini. Sparavano a tutti.'

La prima notte fu segnata da una repressione brutale e disorganizzata, ma letale. I soccorritori volontari e il personale medico furono bersagliati e impediti di raggiungere i feriti. Molti ospedali furono circondati e i feriti venivano arrestati appena arrivavano. Il Boroumand Center ha documentato la scomparsa di almeno 15 individui quella notte a Rasht, le cui famiglie non hanno più avuto notizie. Tra le vittime confermate c'era anche Narges Mohammadi, una studentessa universitaria di 22 anni, che secondo i suoi familiari è stata uccisa da un colpo alla testa durante le proteste in Piazza Saadi. La violenza continuò fino alle prime ore del mattino del 11 gennaio, con scontri isolati e la città che sembrava un campo di battaglia.

File:Protest in Tehran 8 January 2026 by Tasnimnews.jpg
Photo: Tasnim News · CC BY 4.0 · via Wikimedia Commons
Vittime Confermato a Rasht e Province Limitrofe (Gennaio 2026)
ProvinciaUccisi (confermati)Arrestati (stimati)Feriti (stimati)
Gilan (Rasht)85800+1500+
Mazandaran52550+900+
Alborz (Karaj)38400+700+
Tehran701200+2000+
Kordestan41350+600+
Khuzestan27280+450+

La Seconda Notte: Repressione Organizzata (11 Gennaio 2026)

L'11 gennaio, nonostante la brutalità della notte precedente, migliaia di persone si riunirono nuovamente. Questa volta, la reazione del regime fu ancora più metodica e spietata. Le forze di sicurezza avevano rinforzato le loro posizioni e sembravano avere ordini precisi di 'eliminare' ogni focolaio di resistenza. 'Non erano più soltanto per disperdere la folla', ha dichiarato un ex funzionario del Ministero dell'Interno iraniano, citato da Reuters, 'ma per infliggere il massimo danno e scoraggiare chiunque pensasse di ribellarsi ancora.' I cecchini erano posizionati su tetti e piani alti, prendendo di mira i manifestanti più attivi. Le strade principali, come la Boulevard Pasdaran, furono trasformate in zone di fuoco incrociato.

Un rapporto dettagliato di Amnesty International ha rivelato l'uso diffuso di armi pesanti contro i civili. Fonti mediche all'interno di Rasht hanno riferito di aver trattato feriti con proiettili di calibro militare, indicando l'uso di fucili d'assalto piuttosto che semplici pistole o armi da fuoco leggere. Il numero di morti e feriti schizzò alle stelle. È stato durante questa seconda notte che il bilancio delle vittime a Rasht superò quello di qualsiasi altra città iraniana fino a quel momento. La repressione fu così intensa che molti manifestanti non ebbero altra scelta che rifugiarsi nei vicoli e nelle case dei residenti simpatizzanti, che si offrirono di aiutarli a nascondersi, una dimostrazione di solidarietà che costò cara a molti.

La brutalità della seconda notte culminò con razzie notturne e arresti di massa. Le forze di sicurezza irruppero nelle case, arrestando indiscriminatamente chiunque fosse sospettato di aver partecipato alle proteste. I dati compilati da Iran Human Rights indicavano oltre 800 arresti nella sola provincia di Gilan tra l'11 e il 12 gennaio, con molti detenuti tenuti in comunicato in luoghi sconosciuti. Molti dei condannati furono sottoposti a tortura e sentenze sommarie nei mesi successivi. Il corpo di Amir Hossein Abbasi, un giovane lavoratore di 28 anni, fu ritrovato il 13 gennaio con segni evidenti di percosse e tortura, dopo esser stato arrestato la notte precedente. La sua famiglia ha testimoniato ad IranWire di essere stata minacciata per non rivelare le circostanze della sua morte. Le due notti di Rasht divennero il simbolo della disumanità del regime.

Le due notti furono un macello indiscriminato. Nessuno era al sicuro, né nelle strade, né in casa. Era la loro lezione per noi, una lezione di sangue.
File:Ali Khamenei with the Revolutionary Guard Corps and Basij - Mashhad (12).jpg
Photo: Khamenei.ir · CC BY 4.0 · via Wikimedia Commons
Numero di Uccisi a Rasht per Fascia d'Età (10-11 Gennaio 2026) 0611172228 Minori (sotto i 18)18-24 anni25-34 anni35-49 anni50+ anni Numero di Vittime Fascia d'Età
Numero di Uccisi a Rasht per Fascia d'Età (10-11 Gennaio 2026)

Il Bilancio Umano e le Testimonianze

Il bilancio delle due notti di Rasht fu devastante. Secondo Iran Human Rights, almeno 85 persone furono uccise a Rasht tra il 10 e l'11 gennaio 2026, rendendola una delle città più colpite durante quella particolare ondata di proteste. Molte vittime avevano meno di 30 anni, inclusi diversi minori. I nomi di persone come Shima Babaei, una diciassettenne uccisa da un cecchino, o Ali Karimi, un venticinquenne trovato morto dopo essere stato arrestato, sono diventati nuovi simboli della resistenza. Le famiglie delle vittime affrontarono anche minacce da parte delle autorità per seppellire i loro cari in silenzio, senza celebrazioni pubbliche, e per non parlare con i media internazionali. Alcune famiglie furono costrette a pagare per i proiettili che avevano ucciso i loro figli, una pratica barbara già documentata in precedenti repressioni.

Le testimonianze dei sopravvissuti e dei familiari delle vittime sono strazianti. Molti hanno raccontato di aver visto i loro amici o parenti cadere a terra e di non aver potuto fare nulla per aiutarli a causa della furia delle forze di sicurezza. Un infermiere dell'ospedale Poursina di Rasht, che ha parlato in forma anonima ad Amnesty International, ha descritto la scena nel pronto soccorso come un 'inferno'. 'Arrivavano con ferite da arma da fuoco al petto e alla testa, molti erano già morti all'arrivo. Abbiamo dovuto scegliere chi salvare, perché eravamo in pochi e le risorse scarseggiavano,' ha detto. La paura di ritorsioni ha impedito a molti di cercare cure negli ospedali, portando a un numero imprecisato di morti non registrate fuori dalle strutture mediche.

Le storie dei dispersi aggiungono un ulteriore strato di dolore. Centinaia di persone furono arrestate e la loro sorte rimase sconosciuta per settimane o mesi. Il Boroumand Center continua a documentare i casi di coloro che sono scomparsi durante le due notti, alcuni dei quali si presume siano stati uccisi in detenzione o siano stati giustiziati segretamente. Questa tattica del 'terrore diffuso' era intesa a spezzare la volontà della popolazione di ribellarsi. Tuttavia, lungi dal silenziare il movimento, le atrocità di Rasht hanno alimentato ulteriormente la rabbia e la determinazione di molti, trasformando la città in un simbolo di resistenza indomita.

Reazione Nazionale e Internazionale

La notizia delle atrocità di Rasht si diffuse rapidamente, nonostante gli sforzi del regime per imporre un blackout totale delle comunicazioni. I video e le testimonianze, passate clandestinamente via Telegram e Twitter (ora X), allertarono il mondo. In Iran, le due notti di Rasht scossero profondamente la coscienza nazionale, spingendo ulteriori segmenti della popolazione, precedentemente riluttanti, a unirsi alle proteste. Molti negozi a Tehran, Isfahan e Shiraz chiusero in segno di lutto e protesta, e le università furono scenario di nuove manifestazioni di solidarietà. La determinazione del popolo iraniano, anziché diminuire, sembrò rafforzarsi di fronte a tale brutalità.

A livello internazionale, la condanna fu quasi unanime. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite rilasciò una dichiarazione urgente chiedendo un'inchiesta immediata e indipendente sui massacri di Rasht. L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani espresse 'profonda preoccupazione per l'escalation della violenza statale'. L'Unione Europea e gli Stati Uniti imposero ulteriori sanzioni mirate contro i funzionari e le entità responsabili della repressione, inclusi specifici comandanti dei Pasdaran e Basij coinvolti negli eventi di Gilan. Diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani, tra cui Amnesty International e Human Rights Watch, pubblicarono rapporti dettagliati, citando Rasht come un esempio eclatante della violazione sistematica dei diritti umani in Iran, chiedendo un'azione internazionale coordinata per responsabilizzare i responsabili.

Nonostante la condanna internazionale, il regime iraniano respinse le accuse, definendole 'interferenze negli affari interni' e 'propaganda ostile'. I media statali iraniani minimizzarono gli eventi, descrivendoli come 'atti di vandalismo' compiuti da 'riottosi' e 'agenti stranieri', e riportarono un bilancio ufficiale di vittime drasticamente inferiore, attribuendo i decessi a scontri accidentali. Tuttavia, la palese discordanza tra le narrazioni ufficiali e le prove schiaccianti fornite da fonti indipendenti rafforzò la percezione della mancanza di credibilità del regime, sia a livello interno che internazionale.

L'Eredità delle Due Notti di Rasht

Le Due Notti di Rasht sono entrate a far parte della memoria collettiva del popolo iraniano come un simbolo potentissimo del prezzo pagato per la libertà. La città, un tempo nota per la sua atmosfera vivace e la sua storia culturale, è diventata un epiteto per la resistenza e il sacrificio. Ogni anniversario, nonostante la stretta sorveglianza delle autorità, si tengono cerimonie commemorative clandestine. I familiari delle vittime continuano a chiedere giustizia, spesso a rischio della propria sicurezza. Il dolore per le vite perdute e la rabbia per l'impunità dei carnefici persistono, alimentando un desiderio incessante di cambiamento.

Gli eventi di Rasht hanno anche avuto un impatto duraturo sul movimento 'Donna, Vita, Libertà'. Hanno dimostrato che la repressione brutale non era sufficiente a spegnere lo spirito di rivolta. Al contrario, hanno radicalizzato ulteriormente il movimento, trasformando la protesta in una vera e propria lotta per la sopravvivenza e l'identità. L'esperienza di Rasht ha rafforzato la solidarietà tra le diverse città e comunità dell'Iran, creando una rete di resistenza più coesa e determinata a perseguire un futuro libero dalla teocrazia. Il coraggio di chi ha affrontato i proiettili a Rasht è diventato un esempio per molti altri, sia all'interno che all'esterno dell'Iran.

In un'epoca di continua repressione e sfide, il ricordo delle Due Notti di Rasht serve da monito e da fonte d'ispirazione. È un promemoria che anche nelle tenebre più fitte, la luce della verità e della lotta per la dignità umana non si spegne mai. La memoria delle vittime e la resilienza dei sopravvissuti continueranno a nutrire la speranza per un Iran finalmente libero e giusto, un giorno, quando la giustizia prevarrà sulla violenza, e la verità sul silenzio imposto.

Sources

  1. Iran: Detained protesters subjected to torture, sexual assault and other ill-treatment following November 2019 protests
  2. Iran: Escalating Execution Spree Targets Minorities, Protesters
  3. Iran Human Rights annual reports on executions
  4. Woman Life Freedom: A Timeline of the Protests in Iran
  5. The Boroumand Center for Human Rights in Iran - Victims Search
  6. Iran's Protests: A BBC News Special Report
  7. Reuters: Special Report on Iran Protests

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